Senza categoria, Vita da Espatriata

Sopravvivere alle elezioni francesi

Verso la fine del 2016 io ho fatto il mio dovere di cittadina espatriata, nella mia buca delle lettere c’era la mia tesserina per il voto al referendum e nel silenzio della mia cucina ho votato e portato la lettera alla posta. 

Silenzio mentale e fisico. 

Cerco di essere un essere un umano decente, un adulto mediocre che almeno si prende la briga di ascoltare le informazioni in radio negli estenuanti 8 minuti che separano casa dal lavoro o quando sono davvero masochista, aprire la lista twitter dedicata all’informazione. 

Cerco di non bestemmiare e di leggere qualche articolo oltre i titoli. 

Ponendo la premessa che io sono nata nel secolo sbagliato e quando mi degno di prestare attenzione a quello che mi circorda dimostro con tutta me stessa un enorme disturbo dell’attenzione, cerco di tenermi aggiornata, per non fare davvero schifo quando a tavola si parla di cose serie praticamente mai.  Per far vedere che non ho 8 anni come tutti credono. 

Io vivo bene nella mia palla di neve e no, non mi sono mai posta il problema sulla scarsità in ambito politico delle mie discussioni a tavola tanto spesso sono ubriaca. Perché come detto prima, se un tema non m’interessa, sono incapace di prestargli la dovuta attenzione, io sbadiglio in classe in modo svergognato quando gli alunni sono tediosi, quando ascolto la mia consigliera alla banca che mi dice ancora che non posso cambiare la mia macchina, anche se ormai la mia si muove come quella di Fred Flistone, quando la vicina novantenne mi parla di gente che non mai visto in vita mia e mi chiama Susie. Sono un’inguaribile ritardata ribelle. 

È mio dovere informarvi di una cosa, qualora là fuori c’è un lettore che sta meditando i trasferirsi in Francia: i francesi parlano di politica, non solo in periodo di elezioni,  S E M P R E e sono così bravi a farlo che anche quelli che non hanno la più pallida idea di cosa dire, dicono qualcosa ed i francesi sono troppo educati per mettere qualcuno alla gogna pubblica, per non parlare a tavola. In Francia la politica unisce le persone come in Italia spezza i legami ma non si parla mai di religione .

Ecco, da qualche mese le mie serate con gli amici si sono trasformarte in dibattiti politici, parleremo in un’altra occasione della sempre verde frase “Ma a te che t’importa? Sei italiana” Come se queto paese non mi stia dando un lavoro, una casa ed una vita da cinque lunghi anni. Se siete interessati alla politica questo è il vostro posto, il web francofono è pieno di informazioni, sondaggi e tutte gli ammenicoli necessari per giocare al piccolo borghese della Belle Epoque.

Io ho il mio metodo: sguardo fisso e far finta di essere morta. 

A parte qualche aneddoto di paragone fra Francia e Italia, anniento la mia presenza spirituale e silenziosamente vago nel mondo dei sogni ad occhi aperti perché il telefono è un chiaro segno che non me ne frega una fava dei loro discorsi

Preparatevi a discorsi sempre tutti uguali, sulle stesse statistiche e sulle frasi populiste che la cara Marine vomita in modo così convinto. Ragazzi, noi abbiamo visto di peggio, qui si scandalizzano ancora se un politico ruba allo stato, noi ci stupiamo se non lo fa. Siamo così provati dalla nostra politica che niente ci scuote, niente ci farebbe saltare sul tavolo sconvolti e strappandoci i capelli cantando la marsigliese fuori tempo.  

Quindi, mettetevi comodi sguardo fisso e posa senza vita, alla fine qualcuno vi riempirà il bicchiere di vino e vi passerà il piatto di formaggi.