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Le mie aspirazioni

 

Ad un certo punto della mia vita di adolescente ho capito che volevo scrivere. Volevo scrivere storie e farle sentire agli altri, per me, persona introversa, era un modo per comunicare al mondo quello che provavo, amavo e sentivo. Il mio primo personaggio in assoluto è stata Lilia, un’elfa (più precisamente faceva parte della stirpe dei Vani, che nella mia personalissima visione, erano delle creature umanoidi capaci di usare la magia) che viveva nel mondo non troppo originale di Midgard, a specchio e somiglianza dei Nove Mondi della Mitologia Nordica. Lilia faceva cose, non troppo originali,  ma erano avventure incredibili per me e in pieno stile Tolkeniano anche lei aveva una missione, quella di proteggere l’Yggdrasil. Lilia è rimasta nel mo cuore e spesso è stata ripresa per prendere parte a fanfction potterhead. Lilia era quello che la Flavia adolescente voleva diventare.
Poi è arrivata la parte dolorosa dell’adolescenza ed è arrivato anche Edgar Allan Poe, il mio mondo si è dipinto di colori scuri, roba vittoriana e romanzi gotici. Poe riusciva a darmi quel senso d’angoscia senza spaventarmi, un brivido abbastanza forte da farmi piacere ma non perturbarmi in modo serio, così tutti i personaggi de “La Casa” vivevano le loro morti, passioni, ossessioni in una grande magione nell’Inghilterra Vittoriana, dove realtà ed immaginario si fondono. La mia preferita rimarrà sempre Mary Weather, che si è vista sottrarre l’amore della sua vita in modo brutale, così addolorata ne ha seppelito i resti in giardino.

Con l’età da giovane adulta i toni del nero si sono sfumati in altri colori, perché il folklore e la stregoneria sono parte di un mondo più grande, è arrivato Pratical Magic e Alice Hoffman, che scrive di donne forti e la magia è un vento d’estate, che rinfresca, fatto di piccoli gesti e tradizioni dimenticate, alla Hoffman si è accompagnata Joanne Harris. Non ho personaggi né storie che richiamano questo periodo della mia vita, l’Ispirazione era già sparita da tempo.

Ora dove mi trovo?

Credo di aver fatto bagaglio di tutti questi periodi della mia vita, sono ancora affezionata a certi autori che leggo e rileggo con piacere, la letteratura senza un pizzico di fantastico (almeno che non sia un bel classicone) resta sempre un po’ insipida per me.

In questo ultimo mese in cui ho deciso che devo riprendere a scrivere, perché mi manca terribilmente e perché non credo di poter più tollerare altro silenzio nella mia mente, mi sono chiesta che tipo di scrittrice io voglia essere, quali sono le mie aspirazioni.

Mi sono risposta subito: romanzi fantastici.

Scrivi di quello che conosci, dice una volta Rory Gilmore ed io voglio scrivere di miti e leggende, di stregoneria, quella vera, la stessa stregoneria di Alice Hoffman, ma con la cultura di Joanne Harris, voglio scrivere anche io di una Vianne che crea una statuina di cioccolato di Eostre, ricca di simboli e sapienza antica. Voglio scrivere di donne forti, che sanno stare da sole, che sanno amare e che trovano il loro posto nel mondo, come le Sacerdotesse di Avalon. Voglio avventure in epoche lontane, voglio storia e valori perduti. Voglio scrivere come fa Bernard Cormwell, ma con la sintassi forbita e complessa di Poe e di Jarowsky, mescolando ironia e storytelling come fa Lemony Snicket.

Voglio che chi legge le mie storie si senta parte di un mondo che anche se non tangibile esiste e può diventare realtà, basta cambiare il proprio punto di vista.

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3 Comments

  1. JessicaSacchelli says

    Mi è piaciuto tantissimo questo articolo, come mi piacciono le tue foto! Direi che mi metto in pari con gli altri pezzi 🙂 e che sicuramente continuerò a leggerti!

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