Sulla Mitologia

Le Dodici notti d’Inverno #2 – Odino e la festa di Yule

Odino è conosciuto principalmente per essere il Padre degli Dèi, il Saggio ed il Viaggiatore. In realtà in Odino risiedono diversi archetipi, che ha acquisito a seconda dei luoghi in cui era venerato ed è probabilmente per questo che si è guadagnato il nome di dio dai mille nomi. L’usanza di utilizzare delle formule per appellare una divinità od un eroe, risale a tempi molto antichi, quando la tradizione era trasmessa solo per via orale, quindi associare degli aggettivi a dei personaggi aiutava i narratori a ricordarsi la storia e renderla musicale, come una poesia. Quante volte ci siamo ritrovati davanti Elena dalle bianche braccia, al liceo?

In particolare Odino ha un legame con la parola ed il suono di esse. Il suo nome prende radice dal proto-germanico wōđaz, ritroviamo questa radice nella lingua Anglo Sassone in cui questa divinità prende il nome di Wotan. Wōđaz, può prendere l’accezione di “profeta o veggente”  mentre legato alla lingua Norrenta óðr, significa “follia” ( precisamente mad, quindi una follia non sempre benigna, che spesso può cadere nel malsano) oppure più ampliamente  “furia”.

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Odin the Wanderer (1895) by Georg von Rosen

Per ricollegarci a Yule, scriverò di Odino in quanto veggente/saggio e creatore della parola scritta.

Nelle saghe nordiche, Odino viene spesso definito wanderer, errante. I Norreni credevano che Odino fosse un dio che viaggiava senza sosta, per incrementare la sua conoscenza delle cose, ma non viaggiava solamente nel mondo conosciuto, i popoli del nord credevano in mondi differenti, paralleli a quello in cui viviamo. Odino quindi viaggiava per i Nove Mondi, palesandosi poi, la notte di Yule nelle vesti di vecchio mendicante, per raccontare cosa aveva visto. La dote di veggente è stata vinta da Odino grazie al suo sacrificio, si narra che offrì se stesso in sacrificio per ricevere la Conoscenza, si appese al tronco dell’albero del mondo Yggrasil, per nove giorni e nove notti. Alla fine di questa ordalia Odino conquistò la saggezza delle rune, simboli sacri per rendere la voce indelebile, ovvero scriverla. ref. Havamal.

le Rune sono il sistema di scrittura norreno, esse sono un sistema di segni di struttura alfabetica, ma al contrario del latino per esempio, non hanno una pura valenza sillabica, ma ogni simbolo rappresenta un concetto. Per esempio, la prima runa del Futhark, f feho in Anglo Sassone, rappresenta il benessere e la mandria, essendo l’allevamento una delle fonti più importanti di sostentamento. In Antico Inglese, questa parola ha preso il significato di tassa, presente ancora nell’inglese moderno con la parola fee.  

Come ho scritto nell’articolo precedente, Odino viene anche chiamato Jölnir, ovvero figura legata a Yule. Il collegamento mi sembra molto logico, quando eravamo bambini, chi era che veniva la notte di natale per portarci i regali?

L’associazione di Odino a Babbo Natale non è così diretta passa per la figura di San Nicola, che è la versione cristianizzata di Odino, mentre “Old Nick” è un termine medievale per chiamare il diavolo, ovvero quegli aspetti di Odino in quanto dio tellurico, che il cristianesimo ha cercato di demonizzare.