Sulla Mitologia

Le Dodici Notti d’Inverno #1 – Yule Il Solstizio

Yule o Jòl (pronunciato “yohl”) è il nome che prende il periodo invernale secondo gli antichi popoli del nord che va dal Solstizio d’Inverni, fino al giorno del sacrificio di Yule, lo Jòlablòt, che dovrebbe cadere intorno al 12 di Gennaio.

La parola deriva dall’Antico Inglese, ġéolġéohol e ġéola o ġéoli, che indica chiaramente i dodici giorni di festeggiamenti di Yule, il secondo termine in particolare indica il mese di Yule, ǽrra ġéola precisamente il mese di Dicembre, prima di Yule eæftera ġéola il periodo dopo Yule, il mese di Gennaio. La radice di questa parola risale direttamente dal Norreno, Jòl. 

Nell’ Edda Poetica, la parte Skáldskaparmál, ovvero “il linguaggio poetico” nel quale si vengono citati i nomi degli Asi (gli Dèi), è usato il termine “Yule being” ovvero creatura di Yule, uno dei tanti nomi di Odino, Padre degli dei e dio dei mille nomi è appunto Jòlnir. 

Molto importante in questa festa è il ruolo della luce e del sacrificio. Nella cultura nordica in generale, era usanza sacrificare animali ( a volte anche uomini) agli Dèi per favorirli. Ancora oggi nell’estremo nord europeo, si ha usanza di lasciare l’idromele o del cibo fuori dalla finestra per gli “spiriti”. La luce di Jòl ha una valenza più spirituale, la luce è il simbolo di conoscenza e non può esistere senza il buio, essendo questi i mesi più bui dell’anno si accende la prima luce, per invitare il Sole a risplendere di nuovo. Se l’avvento ufficiale del Sole è il periodo di candelora,  Yule è la prima scintilla. Sul tema della conoscenza invece, si riprendono alcune usanze di questo periodo, civiltà celtiche e germaniche non avevo una tradizione scritta, ma solamente orale, quindi era il compito del saggio del clan istruire i giovani ed intrattenere il clan con delle storie che affondavano le radici nella mitologia e nella spiritualità. In questo periodo infatti, venivano raccontate storie e si ricordavano gli antenati nei vesti di eroi, che hanno trovato il loro posto nel glorioso Valhalla, banchettando al fianco di Odino.

Alcuni studiosi associano questa festività con la Caccia Selvaggia, una processione di spiriti che escono dal mondo dei morti per librarsi durante la notte nel cielo invernale. Secondo Beda il Venerabile invece, questo periodo è legato al Modranicht, la notte delle madri, dedicata alle Dìsir, divinità norrene femminili, reincarnate dalle antenate che una volta morte hanno deciso di continuare la loro esistenza in quanto spirito protettore della famiglia.

Nel paganesimo moderno invece, tradizioni come la Wicca celebra questo periodo come rinascita del Dio Cornuto, la parte maschile del divino, associato alla rinascita del Sole. Mentre altre tradizioni tendono ad essere più vicine a quella norrena, dividendo insieme cibo e bevande, scambiandosi spesso anche regali.