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Ritorno a casa 

[:it]Due settimane di vacanza in parti opposti dell’Europa sono lunghe (no, non mi sto lamentando, ma amo la mia casa) specie se nella prima settimana la compagnia ha lasciato parecchio a desiderare.

La Catalogna mi ha lasciato a bocca aperta, anche se mi mancava il verde dei boschi, ho ritrovato in quelle terre qualcosa della Sardegna (non a caso dalle parti di mia nonna parlano catalano), le persone sono aperte e sorridenti.

E mi è venuta voglia d’imparare lo spagnolo.

In Normandia invece ci ho lasciato il cuore. Ho fatto pace con il mare, per me sempre stato sinonimo di caldo, gente rumorosa, sabbia nelle scarpe. Il mare in Normandia regola la vita delle persone, è freddo e si lascia amare con parsimonia. Ho adorato le coste alte, l’acqua grigia e fredda, persino il vento che s’infilava nei vestiti era piacevole.


Ho portato a casa un bottino libresco imbarazzante. Fra vichinghi, normanni e battaglie, ne ho per tutto l’inverno (ma tanto non ci crede nessuno che non comprerò altri libri).

Ho avuto anche il piacere di riprendere in mano la NikonF3 che ho dovuto lasciare a casa perché il posto dove facevo sviluppare le foto ha preso fuoco (e devo ancora ritirare due rullini), nessun ferito, ma ora è chiuso per lavori e io non potevo rischiare di portare una macchina difettosa in viaggio.

Confesso che la digitale mi ha permesso di mitragliare senza sosta. Ma mi mancava la lentezza e la delicatezza dell’analogico.

Ora ho bisogno di godermi un pochino di tranquillità, all’ombra del tiglio.[:en]Due settimane di vacanza in parti opposti dell’Europa sono lunghe (no, non mi sto lamentando, ma amo la mia casa) specie se nella prima settimana la compagnia ha lasciato parecchio a desiderare. 

La Catalogna mi ha lasciato a bocca aperta, anche se mi mancava il verde dei boschi, ho ritrovato in quelle terre qualcosa della Sardegna (non a caso dalle parti di mia nonna parlano catalano), le persone sono aperte e sorridenti. 

E mi è venuta voglia d’imparare lo spagnolo. 

In Normandia invece ci ho lasciato il cuore. Ho fatto pace con il mare, per me sempre stato sinonimo di caldo, gente rumorosa, sabbia nelle scarpe. Il mare in Normandia regola la vita delle persone, è freddo e si lascia amare con parsimonia. Ho adorato le coste alte, l’acqua grigia e fredda, persino il vento che s’infilava nei vestiti era piacevole. 


Ho portato a casa un bottino libresco imbarazzante. Fra vichinghi, normanni e battaglie, ne ho per tutto l’inverno (ma tanto non ci crede nessuno che non comprerò altri libri). 

Ho avuto anche il piacere di riprendere in mano la NikonF3 che ho dovuto lasciare a casa perché il posto dove facevo sviluppare le foto ha preso fuoco (e devo ancora ritirare due rullini), nessun ferito, ma ora è chiuso per lavori e io non potevo rischiare di portare una macchina difettosa in viaggio. 

Confesso che la digitale mi ha permesso di mitragliare senza sosta. Ma mi mancava la lentezza e la delicatezza dell’analogico. 

Ora ho bisogno di godermi un pochino di tranquillità, all’ombra del tiglio. [:]