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Il linguaggio segreto dei fiori – Vanessa Diffenbaugh

Titolo: Il linguaggio segreto dei fiori

Autore: Vanessa Diffenbaugh

Titolo Originale: The Language Flowers

Traduzione: Alba Mantovani

Casa Editrice: Garzanti, 2011

La premessa è questa: Adorando tutto ciò che ha un sapore vittoriano, sono sempre stata affascinata dal linguaggio dei fiori, quindi ho evitato come la peste questo romanzo, tutto il polverone che avevano sollevato per la sua pubblicazione, diritti comprati prima all’estero che nel paese d’origine, insomma puzzava davvero di tutto fumo e niente arrosto. Perché ormai io vivo con la certezza che se qualche casa editrice grida ai quattro venti quanto un libro sia fantastico, nel 90%  dei casi è il trionfo della mediocrità. Poi quando una cosa è sulla bocca di tutti, sicuro mi sviluppa una sorta di repulsione, tanto che aspetto sempre che il libro in questione finisca nel dimenticatoio, in modo che io possa godermi la lettura senza nessun tipo d’influenza esterna. Per “Il linguaggio segreto dei fiori” è stato esattamente così. Avevo paura di essere irrimediabilmente delusa da un libro pieno di promesse, che poi si sarebbe rivelato vuoto e pateticamente superficiale.

Per fortuna mi sbagliavo.

Victoria è un’orfana e dopo un lungo vagare fra genitori adottivi, tutori e case di accoglienza, compiuti i diciotto anni viene messa per strada e messa davanti l’inesorabile fatto che nessuno si occuperà più di lei. Victoria è una ragazza solitaria, silenziosa e delusa dalla vita, che affronta sentendosi in colpa per qualsiasi cosa ed incolpando gli altri per tutti i suoi guai. Ma in questo mondo che non l’ha voluta, la ragazza ha trovato un modo delicato con cui comunicare i suoi sentimenti: I fiori.

Victoria ha imparato grazie ad Elizabeth a comunicare attraverso i fiori, diventando il centro completo della sua esistenza. Ed è da qui che comincia la storia, seguendo un lungo intreccio di storie, passato e segreti, ma che si scioglieranno pian piano fino all’ultima pagine del romanzo.

Il personaggio di Victoria è complesso, sa come essere forte e fragile, per quanto a me in alcuni versi non mi sia piaciuto per niente, il motivo è semplice, ho rivisto molti miei atteggiamenti nei comportamenti di della protagonista, motivo per cui non son riuscita a farmela piacere e motivo per cui il fatto che non mi piaccia, sia un sintomo di un personaggio ben riuscito. Insieme alla sua effettiva evoluzione di ragazza perduta a donna adulta. L’unico grande difetto è che spesso è vittima di quella che definisco “psicologia da supermercato” ovvero: ti hanno dato uno schiaffo quindi sei diventato uno stupratore. Ma ripeto, come i racconti brevi, questa storia parla tramite le cose non dette, o meglio, dette tramite i fiori.

In tutto il romanzo quello che regna sovrano è il mondo delle donne: i rapporti difficili fra madri (adottive) e figlie, fra sorelle, estranee accomunate solo dal fatto che son donne, eppure nonostante tutte le diversità riescono a trovare un equilibrio. Forse utopico ma è quella parte di universo femminile di cui scrittici come Joanne Harris e Sarah Addison Allen son riuscite benissimo a raccontare, quell’universo in cui ogni donna vorrebbe vivere, fatto di lealtà, amicizia, comprensione e misteri.