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A volte basta solamente sorridere

Ultimamente sto seguendo il progetto di Marcello Signore, il Progetto Baguette. Trovo molto piacevole seguire qualcuno in un’avventura in un paese straniero. Spesso si parla di fuga di cervelli, ma io preferisco vederla diversamente, è una questione di esperienze e di vedere con i propri occhi mondi diversi da quello dove si è cresciuti. È una questione esistenziale, vedere altri mondi ci fa capire in quale parte dei suddetti vogliamo vivere, quale luogo vogliamo chiamare casa e dove vogliamo avere i nostri migliori ricordi. Fra le tante motivazioni che mi hanno spinto a lasciare l’Italia c’è quella che riguarda un malessere esistenziale. Non ero felice, provavo una forte sensazione di essere nel posto sbagliato, di non essere davvero a casa mia, volevo testare un mondo nuovo e magari chiamarlo anche “casa”. Avevo bisogno di nuovi ricordi.

Vivere all’estero però, a volte porta una sensazione di disagio, anche quando come me si ha la fortuna di essere circondata da persone che ti amano e ti aiutano sempre, ci vuole sempre un po’ di tempo prima di trovare il proprio posto ed ogni tanto ci si sveglia con quelle giornate dove non ci sente per niente parte di qualcosa di grande, parte di quel mondo che alla fine parla una lingua diversa dalla tua e che ha un sistema di comunicazione  diverso.

Durante un suo vlog, Marcello parla con una certa Silvia e dice che spesso i francesi non sorridono. Ci ho riflettuto un pochino e credo che sia assolutamente vero, più che dire che non sorridono mai, mi verrebbe da dire che non hanno il culto del sorriso.

Io mi son sempre reputata una musona, una che non ride mai in pubblico o sorride in modo sostenuto ed educato giusto per un remoto senso di educazione o perché mi sento molto a disagio. Sono riservata e raramente do confidenza alle persone, ma non c’è nessun grande mistero dietro al mio comportamento, sono semplicemente una pasticciona, di quelle che per quanto facciano marciare il cervello arriva sempre a dire la cosa sbagliata nel momento sbagliato, insomma, un caso senza speranza. Quindi in questi giorni ho deciso che avrei sorriso di più, all’università, alle persone in generale e vedere come le persone avrebbero reagito.

Mi si è presentata una buona occasione, la  prima lezione del mercoledì era saltata (un buon motivo per sorridere) quindi quando mi sono avviata alla secondo corso, quando sono entrata ho cercato di mostrare uno dei miei migliori sorrisi, mi sono seduta accanto a PG, che se ne stava seduto con aria annoiata a guardare il suo telefono, l’ho salutato con gentilezza e quando mi ha guardato ho sorriso, chiedendogli come stesse andando la sua giornata. Incredibile ma vero, ha sorriso anche lui e non solamente piegando gli angoli della bocca, ma un sorriso vero, di quello che fa tirare fuori i denti.

Qualcosa ha funzionato, ha attivato quel processo che fa si che un sorriso diventi contagioso.

Ho continuato a fare lo stesso tutta la giornata, tanto che poi L mi ha parlato davvero per la prima volta dall’inizio dell’anno, finita la fase di riserbo comincia quella che t’interroga su tutta la tua vita, perché da queste parti, di veri italiani che vengono dall’Italia non se ne vedono tutti i giorni, anche se mi ha confessato che pensava venissi da “uno di quei paesi dell’est con uno strano nome” che scritto così potrebbe sembrare offensivo, ma io ho apprezzato moltissimo la sua sincerità (oltre che l’ha detto con un misto di dolcezza e timidità, non era un commento negativo). Regna una sorta di timido silenzio in classe, le persone non fanno domande, son riservate eppure quando riesci a farle aprire di assalgono con tutta la loro curiosità. Come ha detto Marcello, con i francesi bisogna comportarsi così: essere sempre bendisposti e loro si aprono come fiori in primavera.

I francesi hanno bisogno del loro tempo per giudicarti loro amico, per prendere confidenza con te, non lo fanno perché sono presuntuosi, come spesso si dice, ma semplicemente per costume. Anche se ti trovano simpatico fin dal primo momento non te lo diranno mai e passeranno mesi prima che, vedendoti arrivare in classe, ti accoglieranno con un saluto caloroso ed un sorriso e ancora di più prima che t’inviteranno a mangiare con loro senza riserbo. Un codice di comportamento strano per noi italiani che siamo abituati a pranzare insieme ad una persona conosciuta il giorno stesso e che in qualche modo consideriamo già una nostra amica. Oltre che nel momento in cui dimostri in tutti i modi che vuoi comunicare assolutamente con loro, si dimostreranno subito aperti al dialogo e  anche se non sanno una parola d’inglese o d’italiano, sanno benissimo come farsi capire.

Non mi ricordo quale scrittore disse che i francesi sono degli italiani incazzati, aveva ragione.

Quindi a tutti gli italiani che si trovano da poco in Francia, SORRIDETE ed tutte le porte di apriranno.

E poi ci son stupidi gatti immortalati con un fish eye.