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La Ianara – Una favola nera

La Ianara di Licia Gianquinto è uno di quei libri che ami oppure odi. Nel mio caso l’ho amato dalla prima all’ultima parola. Licia Gianquinto ha quel sapore tutto italiano nello scrivere che mi ha ricordato vagamente autori come Dacia Maraini.
Siamo in Irpinia, Adelina ci racconta la sua storia, come sua madre e sua nonna è destinata a diventare una ianara, una strega. Quelle donne che conoscendo i poteri delle erbe e della superstizione curano anime e corpi. Vive in un tugurio disperso nella campagna, come tutte le donne di medicina è una donna che vive al confine fra il mondo selvaggio e la civiltà. Come tutte le donne come lei, è una selvaggia, segue i suoi istinti ed accetta la sua natura. Ma Adelina scappa, rifiutando il suo destino e si ritrova a diventare l’ultima delle serve nel meraviglioso palazzo di un conte. Questo libro insegna che nessuno può sfuggire alla propria natura, quindi Adelina si ritroverà ancora a camminare fra i mondi, quello dei vivi e quello dei morti, quello reale e quello popolato dalla sua percezione. E’ un mondo popolato da poveri contadini e ricchi nobili, di cui solo i primi hanno un nome, spesso parlante (ed un carattere definito con pochissime fondamentali parole), questa gente vede la vita con gli occhi della superstizione e della religione, tanto da attribuire disgrazie e morti a persone decedute apparse poi in forma di fantasma, questa forza della credenza è così forte e radicata nella cultura irpina che prende la forma di un Fato che intreccia fili a suo piacimento a cui nessuno può sfuggire. Definisco questo romanzo una “favola nera” perché come ogni favola insegna, insegna che non si può sfuggire al proprio destino, che il potere della parola è capace di far cambiare idea alla gente, non sempre in positivo, ma cosa più importante è la chiara evocazione che nessuno è come sembra, nessuno è innocente ed hanno tutti qualcosa da nascondere, è una favola sporca. Durante il romanzo assistiamo ad una lenta ed inesorabile caduta verso la modernità, dove non c’è più spazio per mistiche apparizioni, superstizioni e magia. L’unica cosa che ci resta è il racconto di una donna anziana capace di evocare un tempo che sembra ormai lontano.